Ho avuto qualche giorno di influenza. Il cuscino scottava parecchio proprio. A Gennaio direi che è un quasi classico. Se non fosse che erano una decina di giorni che non uscivo e qui a casa non ho notato portatori contagiosi. E allora? Vogliamo mettere il bacillo-detector, vogliamo spaccare il capello in quattro per determinare una statistica ad hoc? No. Ti fai quei cinque giorni ravvreddado e poi passa. Se non fosse che, guarda caso come avviene da un pò di tempo a questa parte, un bel 42 di febbre mi era stato predetto.
Stavo a Roma, Ottobre 2010, pomeriggio quasi estivo e taaac appena uscito per fare una corsetta ecco tre vuotiaperdere, non casualmente lì, che più o meno direttamente mi annunciano la sventura: “e allora febbre a 42”.
Sempre a Roma, giorni dopo, mi è stato onomatopeicamente annunciato lo squaraus con un pò di insulti al seguito ma che ormai non considero più e il crollo della vista. Aspettiamo fiduciosi l’appuntamento con la tazza mentre a tastoni cerco di passare tra doccia e lavandino.
Perchè dico ciò. Perchè la minaccia virale capitolina si è avverata guarda caso, però andando a pescare l’evento un pò troppo nelle code della distribuzione normale e quindi a questo punto ipotizzo due cose:
– che in me “circolino” sostanze chimiche pronte all’uso, frutto di un cocktail di morte probabilmente iniettatomi so io dove e quando (non come, perchè crollato in un sonno “indotto”);
– che io stia percorrendo un iter a tappe, già scritto e prestabilito da tempo dalla schizofrenia furibonda di qualche malato di mente da primato, per…
… lascio i puntini e lancio un monito(r): cari i miei sicari cominciate a salutare le vostre ville, ranches, palazzi e castelli e prendete confidenza con superfici che più si confanno al vostro futuro prossimo, tipo 3X4 metri con suggestiva vista a sbarre.
Pievo Runner.
